venerdì

La storia di Giada, che ama una donna "etero" (che non lascerà il marito)


Per qualche minuto aveva smesso di piovere, così mi ero infilato le scarpe e ne avevo approfittato per portare Pedro a fare la pipì. Passando davanti al bistrò sotto casa, Marco il proprietario, e anche mio amico, con un cenno di saluto mi invitava a bere un bicchiere di rosso, che con quel freddo ci stava tutto. Fuori ricominciava a piovere forte, all'interno luci basse e poche persone sedute ai tavoli.
Ero dentro. Dietro il bancone, Marco, barba e ciuffo hipster, interrompe la conversazione e mi presenta Giada, una bella donna mediterranea di circa quarant'anni, poi con tono malinconico e arrabbiato riprende a parlare della sua ex. A distanza di un anno dalla separazione, anche se ormai si sentono solo attraverso rarissimi e banali sms, c'è ancora filo che li unisce, fatto di risentimento e attrazione fisica, un filo ancora troppo stretto, che fa male e che non gli permette di concedersi nuove possibilità.
A Giada invece quel filo, che lei definisce amore, la sta lentamente strangolando. Da più di dieci anni, vive una relazione semi-clandestina con un'altra donna, sposata con un uomo e madre di due figli. 
Chiedo dettagli, cerco di capire e mi arrendo quasi subito. Ci sono storie d'amore che iniziano con un un ideale edificante, ma poi questo ideale per una stupida distrazione o, per una mancanza di educazione sentimentale, viene perduto per strada e impercettibilmente subentra l'abitudine. L'adattabilità morale e spirituale dell'essere umano è sempre sorprendente.
La storia di Giada, è la storia di una ragazza, che ha accettato il suo ruolo di amante, accettando anche una storia di frustrazioni e umiliazioni, che l'hanno sentimentalmente debilitata e resa cinica e insicura. Tutto nasce dalla sostanziale sperequazione su cui si basa il rapporto tra lei e l'altra (l'insospettabile lesbica). L'altra ha un nucleo familiare di riferimento, ha un marito che non ama (come tante donne sposate) ma con cui continua a vivere e ha, appunto, due figli adolescenti, con i quali ha un rapporto difficile e conflittuale e che probabilmente hanno intuito il tipo di relazione che lega la loro madre all'amica Giada.
Invece Giada è sola, isolata e non cerca nessun'altra, vuole lei e solo lei. Si può vivere in funzione di un rapporto fatto di codici e speranze? E di una storia che non va da nessuna parte, tranne il day by day? Si può accettare che il proprio amore, sia così distante dall'amor proprio?
Mi ricordo del mio innamoramento con Edu e di tutta quell'energia innescata, un propellente eccezionale, capace di vincere conflitti e superare pregiudizi (come il suo coming out). Perché quello che volevamo era solo stare insieme. Amando Edu, sono giunto ad una conclusione, che non pretendo certo sia una verità assoluta, ma è la mia verità. L'amore subentra con la conoscenza, è una scelta, un esercizio di responsabilità, che deve renderci più belli fuori e dentro, noi e il nostro partner, contemporaneamente e indissolubilmente.
Bevuto l'ultimo sorso di vino, fisso Giada negli occhi e le chiedo: "Ma se dieci anni fa, ti avessi mostrato la foto sentimentale di ciò che sei ora, della donna che sei diventata, l'avresti frequentata comunque?". Tra sospiri e sguardi nel vuoto i suoi occhi si fanno lucidi e mi risponde un lento e consapevole "no".

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